
Calciomercato e la Guida al Lavoro Sportivo: Cosa cambia per il Calciatore Dilettante
Il mondo del calcio dilettantistico italiano ha subito una vera e propria rivoluzione. Con l’entrata in vigore a pieno regime della Riforma dello Sport (D.Lgs. 36/2021), la vecchia figura del “dilettante a rimborso spese” è scomparsa per lasciare il posto a quella del lavoratore sportivo. Firmare e compilare un contratto oggi non è più una formalità per ricevere un rimborso, ma un atto giuridico che comporta diritti, doveri fiscali e tutele previdenziali.
Ecco una guida pratica che spiega dettagliatamente cosa comporta questo cambiamento per un calciatore e quali sono i passi obbligatori da compiere:
1. Cosa comporta la firma del contratto: le novità principali
Fino a poco tempo fa, i calciatori dilettanti percepivano i cosiddetti “premi d’ingaggio” o “rimborsi forfettari” esenti da tasse fino a 10.000 euro. Oggi la situazione è profondamente diversa e si basa principalmente su tre fasce di reddito.
- La natura del rapporto: Nella quasi totalità dei casi, il contratto per un calciatore dilettante viene stipulato sotto forma di Collaborazione Coordinata e Continuativa (Co.co.co. sportiva). Non si è più “volontari”, ma veri e propri lavoratori autonomi integrati nell’organizzazione della società (ASD o SSD).
- Le tre fasce di compenso (Soglie No Tax):
- Fino a 5.000 € all’anno: Totale esenzione. Non si pagano né tasse (IRPEF) né contributi previdenziali (INPS).
- Da 5.001 € a 15.000 € all’anno: Si applica l’esenzione fiscale (niente IRPEF), ma scatta l’obbligo previdenziale. Si pagano i contributi all’INPS (Gestione Separata), calcolati solo sulla quota che supera i 5.000 euro.
- Oltre i 15.000 € all’anno: Sulla quota eccedente i 15.000 euro si pagano sia i contributi INPS sia le normali tasse (IRPEF).
- Le tutele previdenziali e assicurative: Per la prima volta, i calciatori dilettanti accumulano contributi utili per la futura pensione. Inoltre, è prevista la copertura assicurativa obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro gestita dall’INAIL (o tramite le polizze obbligatorie della FIGC integrata dalle tutele di legge).
2. Cosa deve fare concretamente il calciatore?
L’iter non si esaurisce con la firma del foglio di censimento o del contratto. Il calciatore deve farsi carico di alcuni adempimenti fondamentali per evitare sanzioni o problemi con il fisco.
A. Compilare l’Autocertificazione dei redditi sportivi
Questo è l’atto più importante. All’atto della firma, e prima di ricevere qualsiasi pagamento, il calciatore DEVE consegnare alla società un’autocertificazione in cui dichiara se percepisce altri compensi sportivi da altre società nel corso dell’anno solare.
- Perché è vitale? Se giochi in una squadra a inizio anno e cambi squadra a dicembre, i compensi si sommano. Se non lo dichiari, rischi di superare le soglie dei 5.000 € o 15.000 € senza che la società versi le relative trattenute, trovandoti a debito con il fisco l’anno successivo.
B. Sottoporsi alla Visita Medica di Idoneità Agonistica
Nessun contratto è valido senza la tutela della salute. Il calciatore deve mantenere aggiornato il proprio certificato medico per l’attività agonistica. La Riforma ha introdotto specifici controlli sanitari periodici a seconda della categoria e dell’impegno richiesto.
C. Fornire i dati per l’Unilav (o Registro RASD)
Il calciatore deve fornire alla società tutti i dati anagrafici e il codice fiscale aggiornato. Sarà poi cura della società registrare l’accordo. Per le Co.co.co. sotto i 15.000 euro, la comunicazione obbligatoria di inizio lavoro viene fatta direttamente attraverso il Registro Nazionale delle Attività Sportive Dilettantistiche (RASD) entro il trentesimo giorno del mese successivo all’inizio del rapporto.
D. Verificare la Certificazione Unica (CU) e la Dichiarazione dei Redditi
Entro i primi mesi dell’anno successivo, la società sportiva è obbligata a consegnare al calciatore la Certificazione Unica (CU), che riassume quanto percepito nell’anno precedente.
- Se il calciatore ha percepito meno di 15.000 € complessivi e non ha altri redditi (lavoro dipendente, ecc.), non avrà l’obbligo di presentare la dichiarazione dei redditi (Modello 730 o Redditi).
- Se invece supera le soglie o cumula il reddito sportivo con un normale lavoro, dovrà obbligatoriamente presentare la dichiarazione inserendo la CU sportiva.
Considerazioni finali: Più tutele, ma più responsabilità
In conclusione, la compilazione del contratto sportivo dilettantistico trasforma il calciatore in un cittadino-lavoratore a tutti gli effetti. Se da un lato aumentano le tutele (assicurazione, tutele per maternità/malattia per contratti più strutturati e contributi pensionistici), dall’altro lato richiede massima trasparenza nella tracciabilità dei pagamenti — che devono avvenire esclusivamente tramite bonifico, assegno o carte — e nella gestione del proprio plafond fiscale annuale.
3. La gestione del “Doppio Lavoro”: Calcio e impiego tradizionale
Una delle domande più frequenti tra i calciatori dilettanti è: “Cosa succede se ho già un lavoro e firmo un contratto sportivo?” La Riforma dello Sport disciplina questa situazione distinguendo nettamente tra dipendenti privati e dipendenti pubblici.
A. Calciatore e Dipendente Privato
Se hai un contratto di lavoro subordinato con un’azienda privata (es. operaio, impiegato, commesso), puoi firmare il tuo contratto sportivo (Co.co.co.) senza dover chiedere particolari permessi, a patto di rispettare due regole fondamentali:
- Nessun conflitto di interesse: L’attività calcistica non deve fare concorrenza sleale all’azienda per cui lavori (caso raro per un calciatore).
- Rspetto dell’orario di lavoro: Gli allenamenti e le partite non devono interferire con i tuoi turni aziendali.
Dal punto di vista fiscale: I redditi da lavoro dipendente e i redditi sportivi non si cumulano ai fini del calcolo delle tasse (IRPEF) sotto la soglia dei 15.000 euro. Significa che se guadagni 20.000€ dal tuo lavoro privato e 6.000€ dal calcio, le tasse sul tuo stipendio privato non aumenteranno a causa del calcio. Pagherai solo i contributi previdenziali sportivi sulla quota eccedente i 5.000€ (ossia su 1.000€).
B. Calciatore e Dipendente Pubblico (Statali, Forze dell’Ordine, Insegnanti)
Per i dipendenti delle Pubbliche Amministrazioni le regole sono molto più rigide e richiedono un’azione preventiva da parte del calciatore.
La legge prevede due scenari:
- Attività come Volontario (senza compenso): Se ricevi solo il rimborso delle spese documentate (es. biglietto del treno o autostrada), è sufficiente inviare una semplice comunicazione scritta alla tua amministrazione pubblica prima di iniziare.
- Attività come Lavoratore Sportivo (con compenso/Co.co.co.): Se il contratto prevede un compenso (anche inferiore ai 5.000 euro), hai l’obbligo tassativo di richiedere e ottenere l’autorizzazione preventiva dall’amministrazione da cui dipendi.
- Attenzione: La società sportiva non può liquidarti alcuna somma finché non presenti copia di questa autorizzazione. Se l’amministrazione non risponde entro 30 giorni dalla richiesta, il permesso si intende negato (regola del silenzio-diniego). Esercitare l’attività sportiva retribuita senza autorizzazione può costare sanzioni disciplinari gravi sul posto di lavoro.
Sperando di aver contribuito, un saluto dal Portale Dilettanti.
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